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Il Pignolo è certamente il vitigno autoctono del Friuli più prestigioso e raffinato, ma purtroppo in via di estinzione. Un vitigno quasi selvatico, pressoché scomparso perché poco produttivo, molto tardivo e dotato di tannini incredibili che evolvono nelle botti grandi da 10 hl per un minimo di 10 anni; il 2011, nello specifico, è affinato in botte per ben 13 anni. Un vino molto particolare: contenuto e misterioso nel gusto timido; elegante di corpo, fruttato, riservato, che si apre con un bouquet invitante. Un grande vino tutto da scoprire.
Farra d’Isonzo (GO). Non è un uomo da mezze misure Fulvio Bressan. Un trascorso da psicologo nel reparto di oncologia infantile ne ha segnato l'essere e i modi. Nereo Bressan, il "gagliardissimo" padre di Fulvio, è stato tra i fondatori del Consorzio di Tutela Vini del Collio nel 1964 e solo molti decenni dopo Fulvio ha deciso di uscire sbattendo la porta. 20 ettari, solo 40.000 le bottiglie prodotte, nessuna compravendita di uve, lavorazione per il 90% dei vitigni autoctoni e studio maniacale di legni, provenienze, tostatura, interazione con il liquido ("per fare una barrique bastano 36 mesi, per un buon legno grande possono non bastare nove anni"). Un produttore unico che non può lasciare indifferenti.
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Il Pignolo è certamente il vitigno autoctono del Friuli più prestigioso e raffinato, ma purtroppo in via di estinzione. Un vitigno quasi selvatico, pressoché scomparso perché poco produttivo, molto tardivo e dotato di tannini incredibili che evolvono nelle botti grandi da 10 hl per un minimo di 10 anni; il 2011, nello specifico, è affinato in botte per ben 13 anni. Un vino molto particolare: contenuto e misterioso nel gusto timido; elegante di corpo, fruttato, riservato, che si apre con un bouquet invitante. Un grande vino tutto da scoprire.